Ci sono viaggi che iniziano prima di partire
Ci sono viaggi che iniziano molto prima di girare la chiave.
Il mio è iniziato davanti a un impianto industriale appena realizzato. Venerdì avevo un collaudo importante e sapevo che da quello sarebbe dipeso tutto il weekend. Se tutto fosse andato bene sarei partito per la Svizzera; in caso contrario avrei dovuto trascorrere il sabato mattina in azienda a completare il lavoro, rinunciando all’invito di Martin Pfrunder, papà di Manon e socio del Motom Club Zurigo, che aveva organizzato una giornata speciale insieme agli amici del club.
Proprio per questo non avevo detto nulla a nessuno. Non mi piace lasciare le persone sulle spine o dare conferme che potrebbero trasformarsi in un “mi dispiace, non riesco più a venire”. Preferisco dire di sì solo quando sono certo di poter mantenere la parola.
Nel pomeriggio abbiamo acceso l’impianto. Come succede spesso, i primi minuti non sono stati perfetti, ma, uno dopo l’altro, i problemi hanno iniziato a trovare soluzione. Quando ho capito che erano tutti risolvibili in poco tempo, ho preso il telefono e ho chiamato Massimo Prata.
«Sto quasi finendo… però si sta facendo tardi. Ho ancora quattro ore di strada e poi c’è la dogana…»
La risposta è arrivata senza esitazione.
«Luca, non preoccuparti dell’orario. L’importante è che arrivi!»
Era proprio la frase che avevo bisogno di sentire.
Ho svuotato il serbatoio della benzina, scaricato l’olio dal motore di Trottolino, l’ho caricato nel bagagliaio della Volvo e sono partito. Il furgone utilizzato durante la Milano-Taranto è ancora reduce dalle buche delle strade del Sud Italia e le sue sospensioni chiedono una meritata pausa. Inoltre sulla Volvo avevo già la vignetta autostradale svizzera, quindi la scelta è stata quasi naturale.
Durante il viaggio mi è tornato in mente un ricordo di tanti anni fa. Da giovanissimo partii per Interlaken per partecipare al Raduno Mondiale Citroën. Ero giovane, squattrinato e deciso a risparmiare anche pochi franchi: per evitare di acquistare la vignetta autostradale attraversai tutta la Svizzera percorrendo esclusivamente le strade statali. Viaggiavamo su una Citroën 2CV senza aria condizionata, attraversando la notte tra temporali e schiarite, con i finestrini aperti e gli occhi che, chilometro dopo chilometro, faticavano a restare svegli. Al volante c’era l’amico romano Giulietto, passato a prendermi mentre risaliva l’Italia da Roma. Ricordo ancora il sonno, tanto sonno, ma anche l’entusiasmo che ci faceva continuare.
Questa volta il viaggio è stato decisamente più comodo. Climatizzatore acceso, vignetta svizzera già sul parabrezza della Volvo e nessun pensiero per il percorso. C’era però una costante che non è cambiata negli anni: l’inconfondibile profumo di benzina di Trottolino, che mi ha accompagnato per tutto il tragitto. Ci sono odori che hanno il potere di riportarti indietro nel tempo in un istante.
Arrivo a Lenzburg: la sorpresa a Martin e Manon Pfrunder
La mattina successiva ho lasciato l’auto in un parcheggio comunale, a pochi chilometri dalla casa di Martin. Ho rimesso l’olio nel motore, mentre Massimo mi aveva già procurato un po’ di benzina. Dopo pochi minuti ero di nuovo in sella, come un perfetto motomista svizzero diretto al punto di ritrovo.
La cosa più bella? Nessuno sapeva che sarei arrivato.
Martin Pfrunder era nel cortile di casa ad accogliere gli amici del club. Mi ha visto arrivare, ha sentito il rumore del Motom, ha osservato quella figura che gli sembrava familiare… ma non riusciva a capire chi fosse.
Mi sono avvicinato lentamente. Dopo qualche secondo ho visto la sua espressione cambiare completamente: dallo stupore alla gioia.
È stato uno di quei momenti che valgono da soli tutto il viaggio.
Ma la sorpresa non era ancora finita.
Manon era in cucina a preparare il caffè per tutti. Sono entrato come se fosse la cosa più normale del mondo e ho detto semplicemente:
«Morgen, Manon.»
Lei ha alzato lo sguardo, è rimasta immobile per qualche secondo e poi ha esclamato:
«Crazy… Oh my God!»
Direi che la sorpresa era riuscita alla perfezione.
In sella con il Motom Club Zurigo
Ad accogliermi c’erano Martin e la sua famiglia, la famiglia Prata e tanti amici del Motom Club Zurigo. Tra loro anche René, che molti conoscono per aver accompagnato Manon durante la Milano-Taranto, e Stephan, preparatore Motom di grande esperienza.
Dopo il caffè è arrivato il momento più atteso: mettere in moto i Motom.
Eravamo una quindicina e ci siamo diretti sulle colline nei dintorni di Lenzburg. Salite dolci, asfalto perfettamente curato, una temperatura ideale e paesaggi che sembravano disegnati apposta per motociclette come le nostre.
Naturalmente non è mancato qualche imprevisto. A un certo punto Manon ha perso la marmitta e anche il paracatena. Dopo aver recuperato tutto, Stephan ha infilato il paracatena direttamente nella sua giacca di pelle per riportarlo a casa. Scene che solo chi partecipa a un raduno di moto d’epoca può capire.
Una grigliata tra amici e i preparativi del Raduno Internazionale
Rientrati dal giro ci aspettava una grigliata con tante specialità svizzere, tutte ottime.
Tra una chiacchiera e l’altra si è parlato del prossimo Raduno Internazionale del Motom Club Zurigo. Quest’anno una parte dell’esposizione sarà dedicata alle macchine agricole prodotte da Motom: zappe, motozappe e altre attrezzature che raccontano una pagina poco conosciuta della storia dell’azienda.
Anche il Motom Club era naturalmente presente. Avevo portato adesivi e spillette Motom per tutti, un piccolo pensiero accolto con entusiasmo e simbolo dello spirito del progetto: unire gli appassionati senza confini.
Un confronto tecnico tra appassionati Motom
Prima di ripartire c’è stato anche il momento più tecnico della giornata.
Ho fatto provare Trottolino Stephan, un bravissimo preparatore svizzero.
Dopo pochi chilometri è tornato sorridendo.
«Il motore va bene. Il cambio è da rivedere… ma il tuo Motom non frena!»
Gli ho risposto ridendo che, tra tutti quelli che possiedo, era proprio quello che frenava meglio.
A quel punto mi ha invitato a provare il suo Motom, equipaggiato con un mozzo freno modificato e realizzato da zero totalmente da lui.
Sono bastati pochi metri per capire il livello del suo lavoro. La frenata era sorprendente, quasi paragonabile a quella di un moderno freno a disco.
Quando una passione supera i confini
Ripensando a quella giornata mi sono reso conto che il viaggio non era iniziato quando ho acceso la Volvo, ma molte ore prima, davanti a un impianto industriale che doveva superare il suo collaudo.
È continuato in ogni stretta di mano, in ogni consiglio tecnico, in ogni risata e in ogni Motom scambiato per qualche chilometro tra amici che parlano lingue diverse ma condividono la stessa passione.
Ripensando agli occhi di Martin quando mi ha visto entrare nel cortile e allo stupore di Manon in cucina, ho capito che quelle quattro ore di viaggio erano il dettaglio meno importante dell’intera avventura.
Perché il Motom non è soltanto una motocicletta.
È una chiave capace di aprire porte, creare amicizie sincere e trasformare un semplice invito in un ricordo che resterà per sempre.
E mentre tornavo verso casa, una cosa era ormai certa: tra poche settimane ci saremmo ritrovati di nuovo, questa volta al Raduno Internazionale del Motom Club Zurigo.
Dopo una giornata così, l’attesa non poteva che essere ancora più grande.
E Trottolino?
Ah, quasi dimenticavo… Trottolino è rimasto in Svizzera. L’ho lasciato a prendere un po’ di fresco e a fare amicizia con i Motom targati CH. Ci rivedremo tra qualche settimana al Raduno Internazionale del Motom Club Zurigo.
Leggi anche: Raduno Motom di Zurigo: quando un viaggio diventa una tradizione
Info sul Club Zurigo: Gruppo Facebook




















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Tip Top das Ganze eine wirkliche Freude all das zu Lesen man wird beinahe zu einem Motomisten!
Gruss Peter