La storia di un progetto nato per raccogliere, condividere e conservare la memoria del Motom, prima che vada perduta.
Perché ho creato DAS MOTOM invece di scrivere un libro sul Motom?
È una domanda che nasce spesso quando i nuovi appassionati scoprono il progetto.
A essere sincero, mi mette sempre un po’ in imbarazzo.
Mi occupo di Motom solo da pochi anni…
Ma è proprio qui che nasce il problema.
Nel mondo del collezionismo non si finisce mai di imparare. Ogni anno salta fuori un catalogo sconosciuto, una fotografia inedita, una testimonianza, un particolare tecnico che cambia quello che credevamo di sapere.
Ogni nuova scoperta ti costringe a rimettere mano a quello che avevi già scritto.
Così il libro perfetto resta sempre un progetto. Sempre un capitolo da correggere. Sempre una pagina da riscrivere.
Io non volevo aspettare dieci anni.
Perché nel frattempo la storia continua.
C’è stato anche un momento preciso in cui ho capito che non potevo più aspettare.
La scomparsa di una figura storica della comunità Motom mi ha fatto riflettere su una cosa che fino a quel momento avevo sottovalutato: il tempo.
Ogni anno perdiamo persone che hanno vissuto il Motom quando era ancora un mezzo di tutti i giorni. Con loro se ne vanno ricordi, aneddoti, fotografie, documenti e conoscenze che, troppo spesso, non sono mai state raccontate.
Mi sono chiesto quante storie fossero già andate perdute.
E quante ne avremmo perse ancora aspettando il momento giusto.
È stato allora che ho deciso di iniziare.
Non perché pensassi di sapere tutto, ma perché ho capito che ogni mese di attesa avrebbe potuto significare una testimonianza in meno.
In un certo senso, DAS MOTOM vuole fermare il tempo.
Come una fotografia.
Non per nostalgia, ma per conservare ciò che domani potrebbe non esserci più.
Per questo è nata DAS MOTOM.
Una rivista non pretende di essere definitiva.
Può crescere insieme alla comunità. Può aggiornarsi, approfondire un argomento già trattato e dare spazio a nuove scoperte. Ogni numero è una fotografia del momento, ma anche un invito a continuare la ricerca.
C’è poi un’altra ragione, forse ancora più importante.
Un libro ha quasi sempre un tema preciso. Può raccontare la storia di tutti i modelli, spiegare come restaurare un Motom, ripercorrere un viaggio o approfondire un argomento tecnico.
La mia passione, invece, non segue uno schema.
Un giorno mi ritrovo a studiare un carburatore, il giorno dopo a leggere un documento del 1946. Poi parto per un viaggio, incontro un collezionista, scopro una fotografia dimenticata, provo un nuovo ricambio o intervisto un appassionato.
È esattamente così che vivo il Motom.
E credo sia così che lo vivano tanti appassionati.
La rivista mi permette di raccontare tutto questo senza dover scegliere una sola direzione. Posso passare dalla storia alla tecnica, da un viaggio a un restauro, da un’intervista a una curiosità d’epoca, mantenendo un filo conduttore ma lasciando alla passione la libertà di esprimersi.
Forse è proprio questa la differenza.
Un libro accompagna il lettore lungo un’unica strada.
DAS MOTOM, invece, è come una giornata trascorsa in garage con gli amici: si parte parlando di un motore, si finisce a sfogliare fotografie di sessant’anni fa, ci si confronta su un dettaglio tecnico e, senza accorgersene, si inizia già a programmare il prossimo viaggio.
Spesso mi chiedo se sarò mai la persona che conosce meglio il Motom.
La risposta, è no.
Ci sono appassionati che studiano questi motocicli da quarant’anni, che possiedono archivi incredibili, documenti introvabili e un’esperienza che io posso solo ammirare.
Ma poi mi faccio un’altra domanda.
A cosa serve tutta quella conoscenza se rimane chiusa in un cassetto?
Forse è una provocazione, ma credo che la conoscenza abbia valore solo quando viene condivisa.
Puoi sapere tutto del Motom, ma se nessuno potrà mai impararlo da te, una parte di quel patrimonio è destinata a scomparire.
Al contrario, puoi sapere meno, ma se hai voglia di raccontare, scrivere, confrontarti e mettere le tue scoperte a disposizione di tutti, allora stai facendo crescere un’intera comunità.
È questa la filosofia di DAS MOTOM.
Non voglio essere quello che sa più degli altri.
Vorrei essere quello che condivide di più.
Naturalmente una rivista, da sola, non basta.
Per questo è nato anche il sito di Motom Club.
Il sito è il luogo dove le notizie arrivano per prime, dove gli articoli possono essere aggiornati, dove si condividono eventi, viaggi, restauri e nuove scoperte.
La rivista ha un compito diverso.
Non rincorre l’attualità, ma seleziona ciò che vale la pena conservare. Raccoglie gli articoli più significativi, li approfondisce e li trasforma in qualcosa che possa essere sfogliato anche tra vent’anni.
In fondo, i due progetti si completano a vicenda.
Il sito racconta il presente.
La rivista conserva la memoria.
E i social?
Sono semplicemente il modo per far incontrare nuovi appassionati e accompagnarli fino a qui.
Non volevo scrivere il libro definitivo sul Motom.
Volevo creare un luogo dove la storia del Motom potesse continuare a essere scritta. Su carta. Perché la carta ha una memoria che il digitale non avrà mai. E nessun server spento potrà mai cancellarla.
Perché il valore di ciò che sappiamo non si misura da quanto è raro, ma da quante persone riuscirà ad aiutare dopo di noi.
Benvenuto in DAS MOTOM

Per prenotare la tua copia: DAS MOTOM – La prima rivista dedicata alla storia del Motom
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