Motom e i 5 record mondiali sotto la pioggia

Giovedì 3 aprile 1958. Monza è grigia, fredda, flagellata dalla pioggia. Far girare una piccola moto per 24 ore consecutive in quelle condizioni sembrava una decisione pazzesca. Eppure i dirigenti Motom sapevano qualcosa che gli altri non vedevano: la loro macchina era pronta.

La sfida

Alle ore 10, alla presenza dei commissari FMI Renato Negri e Leopoldo Casati, dei commissari tecnici Luigi Secchi e Gianluigi Ottolini e dei cronometristi Principato, Prolo, Giannini e De Crescenzi, il tentativo ebbe inizio. Cinque piloti — Armando Pessina, Eugenio Saini, Giulio Pernigotti, Giuseppe Rossetti, Carlo Domenicali e Gianfranco Rossetti — si davano il cambio regolarmente sotto il diluvio, mentre la Motom 48 inanellava giri su giri.

Malgrado le infiltrazioni d’acqua che causarono qualche minuto di stop, dopo sei ore era già evidente che il successo non poteva mancare.

I record

Dopo 11 ore 29’4″, cadde il record dei 1000 km alla media di 87,073 km/h (precedente: 69 km/h). Poco dopo arrivò il record delle 12 ore con 1047,592 km alla media di 87,299 km/h. La marcia continuò ore dopo ore sotto la pioggia quasi continua, e venerdì 4 aprile — dopo 500 giri di pista — si raggiunse il limite delle 24 ore con 2135,985 km alla media di 88,832 km/h.

In totale, la Motom 48 conquistò 5 record mondiali:

  • Km con partenza da fermo: 82,436 km/h (precedente: 76)
  • 1000 km: 87,073 km/h in 11h 29’4″ (precedente: 69)
  • 12 ore: 1047,592 km a 87,299 km/h (precedente: 69,700)
  • 24 ore: 2135,985 km a 88,832 km/h (precedente: 66,400)
  • 24 ore categoria 100cc: record precedente 80,700 km/h
  • Giro più veloce: 103 km/h

Il dettaglio che fa impressione

I record precedenti erano in possesso della Ducati. La Motom li migliorò di circa il 30% — e lo fece con una macchina completamente priva di carenatura, sotto condizioni atmosferiche proibitive. Se le condizioni fossero state favorevoli, i numeri sarebbero stati ancora più alti.

Il record del chilometro con partenza da fermo fu conquistato da Armando Pessina, che registrò 42″97/100 nel primo passaggio e 44″36/100 nel secondo.

Un 48cc a 103 km/h. Nel 1958.

Vale la pena fermarsi un momento su questo numero. Stiamo parlando di un motore da 48 centimetri cubici — la cilindrata di un motorino da ragazzino. Eppure quel piccolo motore ha girato l’anello di Monza alla media di 103 km/h.

Per dare un riferimento: i 50cc sportivi di oggi riescono a superare i 100 km/h, ma quasi sempre dopo interventi di elaborazione che portano la cilindrata reale a 80cc o anche oltre. La Motom 48 ci arrivava con i suoi 48cc certificati dai commissari FMI, sotto la pioggia, nel 1958.

E non in una sessione sprint da pochi minuti — ma come giro più veloce all’interno di una maratona di 24 ore, sotto la pioggia, con una macchina senza carenatura.

Significa che il motore era al limite assoluto per ore, he i piloti si fidavano completamente di quella meccanica. Significa che gli ingegneri Motom avevano costruito qualcosa di straordinario — e lo sapevano.

Cinquant’anni dopo, quel record racconta ancora qualcosa di importante: la cilindrata non è tutto. L’ingegno, sì.

Foto gentilmente messe a disposizione da Massimo Prata del Motom Club Zurigo

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